Indagine di settore

AWI ha realizzato la prima indagine di settore dedicata al lavoro nel campo dell’arte contemporanea in Italia. Frutto della collaborazione con ACTA, l’indagine ha l’obiettivo di offrire un’analisi quantitativa e qualitativa delle condizioni lavorative dal punto di vista sociale, contrattuale e giuridico. Il questionario prende in considerazione la trasversalità dei ruoli e delle competenze richieste nel settore dell’arte contemporanea, le modalità contrattuali e il lavoro sommerso, per far emergere le problematiche strutturali del settore e le reali necessità di chi lavora al suo interno.

Raccogliere dati scientifici su come lavoriamo è fondamentale per uscire dalla condizione di invisibilità che contraddistingue il nostro settore, rivendicare strumenti di tutela e identificare strategie di sviluppo sostenibili da portare sui tavoli di lavoro a livello regionale, nazionale  ed europeo.

La prima lettura dei dati raccolti attraverso l’indagine può essere trovata di seguito e sui canali social di AWI. Un report più approfondito verrà pubblicato entro settembre 2021.


Nota metodologica

Per garantire la validità statistica dell’indagine, il metodo di somministrazione individuato è quello del Respondent-Driven Sampling, un disegno di campionamento utilizzato in ambito sociologico per lo studio dei gruppi di popolazioni dei quali non si dispone in partenza di elenchi affidabili di appartenenti. Il metodo RDS è stato integrato con l’individuazione di un numero “semi” di partenza più esteso rispetto alle cifre tradizionalmente adoperate in indagini di questo tipo, per garantire una somministrazione capillare in termini di estensione sul territorio nazionale e in termini di coinvolgimento di tutte le diverse professionalità che afferiscono alla categoria di “art worker”. Per avvalorare la pertinenza del campione d’indagine sono state inoltre inserite delle domande di controllo nel questionario.


Utilizzo dei dati

I dati, raccolti in forma anonima, sono trattati e conservati da Art Workers Italia e ACTA solo ed esclusivamente per la finalità dell’indagine: redigere un dossier sulle condizioni di lavoro nell’arte contemporanea in Italia. Il dossier verrà utilizzato da AWI per lavorare a proposte puntuali nel contesto del Tavolo permanente per i lavoratori negli istituti e nei luoghi della cultura indetto dal Ministero della Cultura; per portare avanti azioni di pressione politica sulle istituzioni; per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle nostre reali condizioni lavoro attraverso pubblicazioni sulla stampa specializzata; per ottenere dati tecnici sulla base dei quali strutturare proposte e iniziative sempre più efficaci alla riforma dell’intero settore.

Si ringraziano Anna Soru di ACTA, Paola Borrione e Enrico Bertacchini di Fondazione Santagata, Mackda Ghebremariam Tesfau di Razzismo Brutta Storia, Roberta Capone, Lella Zambrini e Mattia Della Libera per il loro aiuto prezioso.

 

Lettura preliminare dei dati

Nell’indagine sono state validate 440 interviste. Il campione è caratterizzato da lavoratorɜ natɜ soprattutto negli anni ’80 e ’90. Il 60,5% sono donne, il 31,5% uomini, l’8% ha preferito non rispondere o non si riconosce in divisioni binarie. Lɜ rispondenti sono caratterizzatɜ da una elevatissima professionalità: l’85,9% ha una laurea magistrale o un grado di formazione superiore alla magistrale, e il 27,8% ha studiato all’estero. Sono appassionatɜ del proprio lavoro e impegnatɜ in attività molto intense. Tuttavia, nella maggior parte dei casi hanno contratti instabili e quindi poche o nessuna tutela, oltre che redditi non proporzionati alle competenze possedute e spesso totalmente inadeguati a garantire la sopravvivenza. Per questo la grande maggioranza di loro (81%) è costretta a svolgere più lavori, sia nell’arte contemporanea che in altri ambiti (39,8%). 

La maggior parte dellɜ rispondenti svolge principalmente la professione di artista (36,7%), il 14,9% lavora nell’ambito della curatela,  il 10,2% in ambito accademico (docenti e ricercatorɜ), il 10% nella produzione (producer, project manager, coordinatori), il 9,4% nella comunicazione (ufficio stampa, social management, graphic design e illustrazione). Mentre il 6% lavora in prevalenza come tecnicə (allestitorɜ, assistenti di studio d’artista, artigianɜ per l’arte, fotografɜ e videomaker), il 5,7% come educatorə museale o mediatorə culturale, il 5,4% in ambito commerciale (gallerie,  advisoring), o come art writer (3,6%). Infine il 1,2% si occupa di archivi e conservazione.

Lɜ  rispondenti  vivono principalmente in grandi città, e presentano un’elevata concentrazione in regioni quali Lombardia (28,75%), Lazio (12,5%), Piemonte (11%), Emilia-Romagna (9,25%), Veneto (8,5%) e Toscana (8,25%).

Modalità contrattuali nell’AC

Lo strumento fiscale più diffuso è la partita iva (36,2%), segue il contratto dipendente 23,5% (15,5% a tempo indeterminato e 8,8% a tempo determinato), la prestazione occasionale/cessione diritto d’autore (19,7%), mentre il 6% dichiara di non ricorrere principalmente a nessuna modalità contrattuale (lavoro nero), percentuale alla quale si aggiunge un 36,6% di lavoratorɜ che vi ricorre come modalità secondaria.

Quasi la metà dellɜ rispondenti ha realizzato un reddito inferiore ai 10.000 euro annui (il dato si riferisce al 2019 ma non subisce una variazione sostanziale nel 2020) ed un altro 24% un reddito tra i 10 e i 20.000 euro. Solo l’8,4% supera i 30.000 euro (si ricorda che secondo i dati ISTAT la soglia di povertà è pari a 10.299 euro per un individuo adulto). 

Redditi annui nell’AC

Più fattori concorrono a spiegare i magri redditi. Come atteso, essi sono in parte dovuti alla discontinuità del lavoro e ai bassi compensi. Emergono inoltre altri due elementi, due storture che sembrano giocare un ruolo molto rilevante: la diffusione del “lavoro gratuito” e deregolamentato e il non riconoscimento economico di importanti fasi dell’attività.

Infatti, se quasi il 60% dellɜ intervistatɜ lavora dalle 40 euro settimanali in su (si fa presente che per legge la durata massima settimanale dell’orario di lavoro è di 48 ore comprensive del lavoro straordinario come da D. Lgs 66/2003), solo l’11,8% dellɜ rispondenti dichiara di percepire compensi giornalieri superiori ai 100 euro, il 28% lavora per 50-100 euro al giorno ed il 30% per meno di 50 euro, a causa della mancanza di vincoli contrattuali (e dell’assenza di un salario minimo legale).  

Media ore di lavoro settimanali nell’AC

Inoltre, solo il 30% dellɜ rispondenti dichiara di essere retribuito per la totalità degli incarichi e solo il 34% dichiara di essere retribuito per la maggioranza di essi. Il restante 36% è retribuito solo per meno della metà degli incarichi o addirittura per nessuno, fattore a cui sicuramente contribuisce  la diffusa deregolamentazione: circa il 55% dei lavori svolti nel 2019 dallɜ art workers non sono infatti stati regolarizzati da contratti scritti. Anche questo è un aspetto che contribuisce in maniera determinante a spiegare i bassi redditi.

Infine, i dati evidenziano come, tra le fasi del lavoro, solo la parte di esecuzione sia generalmente riconosciuta e pagata dallə committente, benché la progettazione e la formazione siano altrettanto impegnative per lɜ intervistatɜ in termini di tempo. Infatti, solo il 20% dellɜ art workers dichiara di venir retribuito per tutte le ore di lavoro necessarie allo svolgimento della professione. Il reddito medio annuo aumenta al crescere del riconoscimento economico alle diverse fasi lavorative: questa relazione è particolarmente evidente per le fasi di progettazione, di coordinamento e amministrazione. 

Non stupisce quindi che alcune tra le principali difficoltà riscontrate dallɜ art workers nello svolgimento delle loro professioni siano: l’impossibilità di stipulare contratti formali prima dell’inizio dell’incarico e coerenti con le mansioni svolte; la difficoltà nell’ottenere un compenso congruo al tempo dedicato, alle mansioni e alle competenze richieste; la necessità di sopperire alla mancanza di un welfare adeguato.

In conclusione, lɜ professionistɜ che afferiscono all’ambito dell’arte contemporanea dimostrano di essere scarsamente tutelatɜ e rappresentatɜ. L’88% non è iscritto, infatti, a un sindacato o a un’associazione di categoria.